Il nuovo paradigma della compliance: come i casinò online conquistano i mercati internazionali

Negli ultimi cinque anni il settore dei casinò online ha vissuto una crescita esponenziale, spinto da una domanda globale sempre più affamata di esperienze di gioco digitali. La proliferazione di piattaforme con bonus di benvenuto generosi, live streaming di tavoli da roulette e slot a volatilità elevata ha spinto gli operatori a guardare oltre i confini tradizionali.

Nel contesto di questa espansione, la conformità normativa è diventata il vero passaporto per entrare in nuovi mercati. Per chi vuole approfondire le opportunità offerte da piattaforme che operano al di fuori dell’AAMS, un punto di partenza utile è il sito siti scommesse non aams.

Questo articolo analizzerà le strategie di compliance che consentono agli operatori di superare barriere legali, fiscali e culturali. Verranno confrontate le licenze “hard” e “soft”, esplorati i requisiti anti‑lavaggio e di gioco responsabile, sviscerata la fiscalità internazionale, e infine presentate le tecnologie emergenti che stanno trasformando la gestione della compliance. Il lettore troverà anche riferimenti pratici a Cstrack, un portale informativo dove è possibile consultare le ultime novità normative e le recensioni di piattaforme di scommesse non AAMS.

1. Analisi comparativa dei quadri normativi: licenze “hard” vs. “soft”

Le licenze “hard” sono rilasciate da autorità con una reputazione consolidata a livello globale, come la UK Gambling Commission, Malta Gaming Authority e Curaçao eGaming. Esse impongono requisiti rigorosi: capitale minimo di €1 milione, controlli AML certificati, e obblighi di protezione del giocatore (limiti di perdita, meccanismi di auto‑esclusione).

Le licenze “soft”, invece, sono autorizzazioni locali spesso limitate a specifici tipi di gioco o a una fascia di mercato ristretta. I requisiti di capitale sono più bassi (da €100 000 a €250 000), i controlli AML possono essere meno articolati e le politiche di protezione del giocatore sono generalmente più flessibili.

Caratteristica Licenza “hard” (UK, Malta, Curaçao) Licenza “soft” (locale)
Capitale minimo €1 milione €100 000‑€250 000
Controlli AML Verifica continua, audit annuale Verifica periodica, meno frequente
Protezione del giocatore Limiti di deposito, self‑exclusion obbligatori Limiti opzionali, auto‑esclusione su richiesta
Tempo di rilascio 6‑12 mesi 2‑4 mesi
Percezione di affidabilità Alta (RTP medio 96 % garantito) Media‑bassa

La scelta della licenza influisce direttamente sulla velocità di ingresso in un mercato: una licenza “soft” permette di lanciare rapidamente una piattaforma in un paese emergente, ma può compromettere la fiducia dei giocatori, soprattutto quando si tratta di bonus di benvenuto elevati o di giochi live streaming. Al contrario, una licenza “hard” richiede più tempo per l’ottenimento, ma offre un vantaggio competitivo in termini di credibilità, facilitando partnership con fornitori di contenuti premium e con istituti bancari per le transazioni.

2. Strategie di adeguamento alle normative anti‑lavaggio (AML) e di gioco responsabile

Obblighi AML globali

A livello internazionale, le normative AML si fondano su tre pilastri: conoscenza del cliente (KYC), monitoraggio delle transazioni e segnalazione di attività sospette (SAR). I casinò online devono verificare l’identità del giocatore mediante documenti ufficiali, confrontare i dati con liste di sanzioni e mantenere un registro delle transazioni superiori a €10 000.

Politiche di gioco responsabile

In Europa, le autorità richiedono limiti di deposito settimanali (es. €1 000), strumenti di auto‑esclusione integrati nei profili utente e l’accesso a linee di supporto psicologico. In Asia, paesi come le Filippine richiedono avvisi di rischio prima di ogni deposito e la possibilità di impostare limiti di tempo di gioco. In America Latina, la normativa brasiliana prevede il blocco automatico delle scommesse per i giocatori che superano un determinato numero di sessioni consecutive.

Casi studio

  • Operator A ha introdotto un sistema di intelligenza artificiale che analizza in tempo reale le sequenze di puntate su slot a volatilità alta. Il motore identifica pattern anomali (es. 10 000 spin in 5 minuti) e attiva una notifica di revisione KYC. Dopo sei mesi, le segnalazioni di frode sono diminuite del 27 %.
  • Operator B ha implementato una piattaforma di verifica dell’identità basata su riconoscimento facciale e blockchain. Il processo, completato in 30 secondi, ha ridotto il tasso di abbandono della registrazione dal 18 % al 9 %.

Strumenti pratici

  • Lista di controllo AML
  • Verifica documento d’identità (passaporto, patente).
  • Controllo contro liste PEP e sanzioni.
  • Monitoraggio transazioni > €5 000.
  • Reportistica SAR mensile.

  • Misure di gioco responsabile

  • Limiti di deposito giornalieri/settimanali personalizzabili.
  • Pulsante “Pausa” visibile in tutte le sezioni live streaming.
  • Accesso a un centro di assistenza 24/7 per dipendenza da gioco.

Le tecnologie AI e blockchain stanno diventando alleati imprescindibili per soddisfare questi requisiti, riducendo al contempo i costi operativi.

3. Fiscalità internazionale: strutture societarie e piani di tassazione ottimizzati

Differenze di tassazione

Le giurisdizioni differiscono notevolmente nella modalità di tassazione. In Regno Unito, la tassa è applicata sul profitto netto (circa 19 %), mentre in Italia si paga un’imposta sul revenue delle attività di gioco (15 % sul lordo) più un contributo al Fondo di Gioco Responsabile. In Canada, la tassazione è sul profitto ma varia per provincia (Ontario 13 %, Quebec 12 %).

Strutture societarie più diffuse

  1. Holding offshore – Società madre registrata in un paradiso fiscale (es. Isole Cayman) che detiene le licenze e gestisce il cash flow.
  2. Filiale locale – Entità costituita nel paese di operatività, responsabile della conformità fiscale locale e della gestione delle risorse umane.

Queste strutture permettono di sfruttare accordi di doppia imposizione, ottimizzando il carico fiscale complessivo.

Riforme fiscali recenti

  • Italia: dal 2024 è stata introdotta una riduzione del 2 % sulla tassa di gioco per operatori con fatturato annuo inferiore a €10 milioni, incentivando l’ingresso di nuovi player.
  • Spagna: il governo ha alzato il contributo al fondo di gioco responsabile dal 0,5 % al 1 % del revenue, spingendo gli operatori a rivedere i propri modelli di pricing.
  • Canada: la provincia di Alberta ha introdotto un credito d’imposta del 5 % per le spese sostenute in tecnologie di compliance (AI, RegTech).

Come gli operatori si stanno adeguando

Molti casinò hanno ristrutturato le proprie holding, creando una “layer” intermedia in Malta per beneficiare del regime fiscale più favorevole (tassa sul profitto del 5 %). Altri hanno avviato joint venture con partner locali per condividere il carico fiscale e accelerare l’ottenimento di licenze “soft”.

Per chi desidera approfondire le implicazioni fiscali specifiche, Cstrack offre una sezione dedicata alle guide fiscali per le scommesse non AAMS, dove è possibile trovare esempi pratici e checklist aggiornate.

4. Adattamento culturale e linguistico nella documentazione di compliance

Importanza della localizzazione

Una politica di privacy redatta esclusivamente in inglese può risultare incomprensibile per gli utenti in Germania o in Brasile, compromettendo la trasparenza richiesta dal GDPR o dalla LGPD. Tradurre termini di servizio, condizioni di bonus di benvenuto e procedure di reclamo nella lingua madre dell’utente aumenta la fiducia e riduce il rischio di contestazioni legali.

Specificità culturali

  • Paesi musulmani: la legge islamica proibisce il gioco d’azzardo; tuttavia, alcuni operatori offrono “gaming entertainment” separato dal betting tradizionale, con avvertenze chiare e opzioni di donazione a enti caritatevoli.
  • Nord Europa: le normative svedesi richiedono una dichiarazione esplicita sull’RTP (Return to Player) delle slot, con soglie minime del 95 %.
  • America Latina: in Messico, le autorità richiedono che le offerte promozionali includano un avviso sul rischio di dipendenza, tradotto in spagnolo e in lingua indigena dove applicabile.

Linee guida pratiche

  1. Uniformità del brand – Mantieni lo stesso tono di voce e layout grafico in tutte le versioni linguistiche.
  2. Glossario normativo – Fornisci un glossario dei termini chiave (KYC, AML, RTP) tradotto e con note esplicative.
  3. Procedura di reclamo multicanale – Offri moduli di reclamo sia online che via email, disponibili in almeno tre lingue per i mercati target.

Esempio di documentazione localizzata

Un operatore che vuole lanciare una promozione “bonus di benvenuto 200 % fino a €500” in Polonia dovrà:

  • Tradurre il disclaimer in polacco, includendo la frase “Gry hazardowe mogą prowadzić do uzależnienia”.
  • Specificare il limite di deposito settimanale (€1 000) e la possibilità di auto‑esclusione tramite il pannello “Responsabilità”.
  • Inserire il logo della Polskiej Agencji Rozwoju Przedsiębiorczości, riconosciuto come ente di certificazione locale.

Cstrack fornisce modelli di policy tradotte in più lingue, utili per chi desidera standardizzare la propria documentazione senza dover partire da zero.

5. Tecnologie emergenti a supporto della compliance globale

Blockchain per la tracciabilità

La blockchain consente di registrare ogni transazione di gioco in un ledger immutabile. Alcuni casinò hanno adottato token ERC‑20 per i pagamenti, garantendo trasparenza sul flusso di fondi e facilitando le verifiche AML da parte dei regulator. Inoltre, la tecnologia permette di certificare la licenza di gioco: un QR‑code sulla pagina “Licenza” punta a un hash blockchain che dimostra l’autenticità del documento.

RegTech per l’automazione

Le piattaforme RegTech offrono moduli di reporting automatico conformi alle specifiche di ciascuna giurisdizione (es. FATF, AMLD5). Un sistema integrato può generare SAR entro 24 ore dall’identificazione di un’attività sospetta, riducendo il rischio di sanzioni. Alcuni provider includono dashboard di rischio che aggregano KYC, monitoraggio delle transazioni e segnalazioni di gioco problematico in un’unica interfaccia.

Intelligenza artificiale e personalizzazione

L’AI può analizzare i pattern di puntata per identificare giocatori a rischio di dipendenza, suggerendo limiti personalizzati di tempo o deposito. Inoltre, algoritmi predittivi valutano la probabilità di audit normativo, avvisando i manager di possibili lacune nella documentazione. Un caso recente vede un operatore utilizzare AI per ottimizzare le offerte live streaming, garantendo che le promozioni rispettino le normative sui bonus in ciascuna regione.

Tendenze future

  • Normative basate su dati: i regulator richiederanno report in tempo reale su metriche di volatilità e RTP, spingendo gli operatori a integrare API di reporting.
  • Collaborazioni regulator‑operator: sandbox regolamentari consentiranno di testare nuove funzionalità (es. scommesse su e‑sport) in ambienti controllati, accelerando l’adozione di innovazioni senza violare le norme.
  • Standard di interoperabilità: si prevede l’emergere di standard globali per la certificazione di licenze basati su blockchain, facilitando il trasferimento di compliance da un mercato all’altro.

Queste tecnologie non solo semplificano la gestione della compliance, ma trasformano le restrizioni in opportunità di differenziazione, soprattutto per i casinò che puntano a offerte di live streaming con jackpot progressivi e RTP garantiti.

Conclusione

La compliance non è più un semplice requisito legale, ma una leva strategica per l’espansione internazionale dei casinò online. Dalla scelta tra licenze “hard” e “soft”, passando per l’adozione di sistemi AML avanzati, fino alla strutturazione fiscale ottimizzata e alla localizzazione culturale, ogni elemento influisce sulla capacità di conquistare nuovi mercati. Le tecnologie emergenti – blockchain, RegTech e intelligenza artificiale – offrono gli strumenti per rendere la conformità un vantaggio competitivo, trasformando la gestione dei rischi in un driver di crescita.

Operatori che sapranno integrare fluidamente requisiti legali, fiscali e culturali, supportandosi anche su risorse come Cstrack per aggiornamenti normativi, potranno trasformare la compliance da ostacolo a vero motore di differenziazione, garantendo al contempo un’esperienza di gioco sicura e responsabile per i propri utenti.

Desktop vs Mobile Casino Tournaments – Which Platform Delivers the Bigger Wins and Better Bonuses?

Negli ultimi anni i tornei di casinò online hanno conosciuto una crescita esponenziale, trasformandosi da semplici promozioni occasionali a veri e propri eventi sportivi con premi che superano i diecimila euro. Questa evoluzione è stata alimentata dalla capacità delle piattaforme di offrire esperienze competitive in tempo reale, leaderboard dinamiche e bonus specifici per chi partecipa. Tuttavia, la scelta del dispositivo su cui giocare può incidere notevolmente sul risultato finale: la potenza di un PC desktop contrasta con la praticità di uno smartphone, e ciascuno porta con sé vantaggi e limiti diversi.

Per ulteriori informazioni su come gestire il gioco responsabile, visita https://www.recover-europe.eu/. Il sito di Recover Europe è una risorsa utile per chi vuole approfondire le migliori pratiche di gioco sicuro, senza però essere coinvolto direttamente in alcuna analisi di mercato o valutazione di bonus.

In questo articolo metteremo a confronto, punto per punto, le due piattaforme più diffuse per i tornei di casinò. Scopriremo come le differenze di interfaccia, velocità, bonus, varietà di giochi, sicurezza e socialità influenzino le probabilità di vittoria e la soddisfazione del giocatore. Alla fine della lettura avrai una mappa chiara per decidere dove puntare le tue scommesse non AAMS e massimizzare il bonus benvenuto.

1. User Experience & Interface Design in Tournament Play

Desktop

Il desktop offre una superficie di visualizzazione ampia, permettendo di tenere aperte più finestre contemporaneamente. I giocatori possono monitorare la classifica, la cronologia delle puntate e le statistiche del gioco in un unico sguardo. Piattaforme come LeoVegas hanno introdotto una barra laterale espandibile che mostra in tempo reale i punteggi dei concorrenti, mentre Betway utilizza una griglia a più colonne per consentire il confronto immediato di più slot durante un torneo a “slot battle”. L’uso di mouse e tastiera rende più fluido il cambio di scommessa, soprattutto quando si devono inserire rapidamente importi diversi per soddisfare i requisiti di wagering.

Mobile

Gli smartphone richiedono layout ottimizzati per il tocco. Le app native di LeoVegas e Betway ridimensionano automaticamente i pulsanti, rendendo più facile l’accesso a funzioni come “Quick Bet” o “Auto‑Play” con un solo tap. Le notifiche push avvisano l’utente quando il torneo sta per chiudersi o quando un avversario supera il suo punteggio, creando un senso di urgenza che il desktop non può replicare con la stessa immediatezza. Inoltre, la modalità “portrait” consente di giocare con una sola mano, ideale per chi vuole partecipare a una sfida mentre è in movimento.

Impatto sulla navigazione

Elemento Desktop Mobile
Leaderboard visibilità Sempre visibile, più righe Scorrevole, a volte nascosta
Cambi di scommessa Mouse + tastiera, rapido Touch + swipe, leggermente più lento
Accesso a bonus Menu a tendina, dettagli espansi Icone ridotte, popup contestuali
Modalità multi‑gioco Possibile split‑screen Solo un gioco alla volta

In pratica, chi predilige una visione d’insieme e vuole analizzare più dati contemporaneamente troverà il desktop più adatto. Chi invece desidera la libertà di giocare ovunque, accettando un’interfaccia più semplificata, troverà il mobile più comodo. Le differenze di UI influenzano direttamente la capacità di reagire alle variazioni di classifica e di sfruttare al meglio le promozioni in corso.

2. Speed, Latency & Real‑Time Performance

Architettura tecnica

Sul desktop la maggior parte dei casinò utilizza HTML5 all’interno di browser moderni (Chrome, Firefox, Edge). Questo garantisce tempi di caricamento rapidi, ma dipende dalla potenza della CPU e dalla quantità di RAM disponibile. Le app native per mobile, invece, sono compilate in Swift o Kotlin e sfruttano le API di rendering hardware dei dispositivi, offrendo frame rate più costanti anche su connessioni 4G.

Latency e tornei veloci

In un torneo di slot a “rapid fire”, ogni giro conta. Una latenza superiore a 100 ms può far perdere un giro vincente o, peggio, ritardare l’aggiornamento della classifica. Test condotti da una community di giocatori indipendente hanno mostrato che, su una connessione 5G, la media di latenza per un’app mobile è di 68 ms, contro 85 ms per un browser desktop su fibra ottica. La differenza è più marcata in ambienti Wi‑Fi congestionati, dove il desktop può subire picchi di jitter più elevati.

Consigli pratici

  • Hardware: su desktop, utilizza un processore i5 o superiore e almeno 8 GB di RAM. Su mobile, scegli dispositivi con chipset Snapdragon 8xx o equivalenti.
  • Browser: attiva “Hardware Acceleration” in Chrome e svuota la cache prima di un torneo.
  • Rete: collega il PC via Ethernet per ridurre la variabilità del ping; su mobile, preferisci la rete 5G o una connessione Wi‑Fi a 5 GHz con router aggiornato.
  • Software: chiudi applicazioni in background che consumano banda (streaming video, download) per garantire che tutto il throughput sia dedicato al gioco.

Seguendo questi accorgimenti, sia i giocatori desktop che quelli mobile possono minimizzare il rischio di lag e massimizzare le opportunità di colpire combinazioni ad alta volatilità nei tornei più serrati.

3. Bonus Structures Tailored to Each Platform

Bonus esclusivi per desktop

Molti operatori riservano i bonus benvenuto più consistenti ai nuovi utenti che effettuano il primo deposito tramite il sito web. Ad esempio, Betway offre un match del 200 % fino a €500 più 100 giri gratuiti, ma solo se il deposito supera €50 dal desktop. Inoltre, alcuni tornei prevedono “bundle di free‑spin” aggiuntivi per chi gioca la versione desktop di un determinato slot, come Starburst in una competizione settimanale su LeoVegas.

Promozioni mobile‑only

Le app mobili, al contrario, sfruttano la capacità di inviare notifiche istantanee. Un tipico esempio è il “cash‑back 10 % su tutte le puntate del torneo” che viene accreditato entro 24 ore per gli utenti che hanno giocato almeno 20 minuti dall’app. Alcuni operatori includono anche sfide “play on the go” con premi in denaro per chi completa una serie di giri in movimento, e ricariche istantanee (instant reload) con un bonus del 15 % sul deposito minimo di €10.

Sincronizzazione dei bonus

Le piattaforme più avanzate mantengono un “bonus wallet” centralizzato: se un giocatore ottiene un bonus sul desktop, può usarlo anche su mobile, ma solo dopo aver completato la verifica KYC. Questo evita il problema di dover scegliere una piattaforma esclusivamente per accedere a un’offerta. Tuttavia, la scommesse non AAMS su alcuni operatori richiede che il bonus sia attivato nella stessa regione geografica del dispositivo, perciò è sempre consigliabile controllare i termini specifici.

4. Tournament Variety & Game Selection

Tipologie di torneo

  • Slot battles: competizioni basate sul valore delle vincite in slot a tema.
  • Live‑dealer knock‑outs: sfide di roulette o blackjack in tempo reale contro altri giocatori.
  • Progressive leaderboards: tornei a punti accumulati su più giochi, con premi scalati.

Disponibilità su desktop vs mobile

Alcuni titoli, come Gonzo’s Quest Megaways, richiedono una potenza grafica elevata e sono spesso limitati alla versione desktop, dove la risoluzione 1920 × 1080 garantisce effetti di animazione fluidi. Altri, come Book of Dead, sono ottimizzati per mobile e possono essere giocati senza perdita di qualità su schermi da 5,5 pollici. I giochi live‑dealer, invece, tendono a funzionare meglio su desktop per via del flusso video ad alta definizione, ma le versioni “lite” su mobile offrono comunque una buona esperienza.

Caso studio: “Mega Slot Showdown”

  • Desktop: il torneo includeva Jammin’ Jars, Dead or Alive 2 e Reactoonz 2. La classifica mostrava le vincite in tempo reale con grafica 3D e una barra laterale dei premi.
  • Mobile: la stessa competizione era limitata a Jammin’ Jars e Dead or Alive 2, poiché Reactoonz 2 richiedeva più RAM di quella disponibile sui dispositivi più vecchi. Le notifiche push avvisavano i partecipanti quando un avversario superava il loro punteggio, ma la visualizzazione della classifica era compressa in una singola schermata.

Questi esempi mostrano come la scelta del dispositivo possa influenzare non solo la quantità di giochi disponibili, ma anche la trasparenza delle informazioni di gara.

5. Security, Fair Play & Regulatory Considerations

Crittografia e autenticazione

Sia le versioni desktop che quelle mobile utilizzano SSL 256‑bit per proteggere i dati di transazione. Le app mobili, inoltre, impiegano l’autenticazione biometrica (impronta digitale o Face ID) per confermare i prelievi, aggiungendo un ulteriore livello di sicurezza rispetto al classico login con password.

KYC e strumenti di gioco responsabile

Il processo di verifica dell’identità è identico su entrambe le piattaforme, ma le app mobile spesso integrano widget di auto‑esclusione direttamente nella schermata delle impostazioni, rendendo più rapido l’accesso a funzioni di limitazione del deposito o del tempo di gioco. Siti come Recover Europe forniscono guide pratiche su come attivare questi strumenti, ma non sono coinvolti nella gestione delle policy di KYC dei casinò.

Regolamentazione

Le licenze rilasciate da Malta Gaming Authority (MGA) o UK Gambling Commission (UKGC) si applicano indistintamente a desktop e mobile, tuttavia alcune giurisdizioni limitano i bonus per dispositivi mobili a causa di normative più stringenti sul gioco d’azzardo “on‑the‑go”. Inoltre, le quote alte offerte nei tornei possono variare leggermente a seconda del paese di residenza, poiché gli operatori adeguano le percentuali di RTP per rispettare le leggi locali.

6. Player Community, Social Features & Support

Socialità su desktop

Le piattaforme desktop offrono chat room integrate con filtri per lingua, emoticon personalizzate e la possibilità di condividere screenshot delle proprie vincite. Alcuni tornei includono una streaming sidebar che permette di seguire le dirette di altri giocatori su Twitch, creando una community quasi “e‑sport” attorno al casinò. La condivisione della classifica su Facebook o Twitter è un click, facilitando la promozione virale dei tornei.

Socialità su mobile

Le app mobile sfruttano push notification per mantenere alta l’interazione: avvisi di “challenge” da amici, aggiornamenti di leaderboard e promozioni flash. Il sistema di messaggistica in‑app è più snello, con risposte predefinite (“Good luck!”) che riducono il tempo di scrittura. Inoltre, le app spesso includono un “invite‑a‑friend” con bonus di benvenuto condiviso, incoraggiando la crescita della community.

Supporto clienti

  • Desktop: live chat 24/7, telefono diretto e ticket via email. I tempi di risposta per le richieste legate ai tornei (es. verifica dei risultati) sono mediamente di 5‑10 minuti.
  • Mobile: live chat integrata, risposta via push e sezione FAQ ottimizzata per dispositivi touch. Alcune app offrono anche un “callback” che permette di ricevere una chiamata entro 15 minuti.

In entrambi i casi, la qualità del supporto è strettamente legata alla capacità del casinò di gestire volumi elevati di richieste durante i picchi di torneo.

Conclusion

Desktop e mobile presentano vantaggi distinti per i tornei di casinò. Il desktop eccelle nella visibilità delle informazioni, nella potenza grafica e nella possibilità di gestire più giochi simultaneamente, rendendolo ideale per high‑roller che desiderano analizzare ogni dettaglio e massimizzare il bonus benvenuto. Il mobile, invece, offre flessibilità, notifiche in tempo reale e promozioni “play on the go”, perfette per i giocatori casuali o per chi vuole partecipare a tornei durante gli spostamenti quotidiani.

Checklist rapida per scegliere la piattaforma ideale

  • Hai bisogno di una vista completa della classifica? → Desktop.
  • Vuoi ricevere bonus istantanei e cash‑back via notifica? → Mobile.
  • La tua connessione è stabile via Ethernet? → Desktop.
  • Gioca spesso in treno o autobus? → Mobile.
  • Preferisci giochi con grafica avanzata? → Desktop.
  • Vuoi accedere a promozioni “instant reload”? → Mobile.

In definitiva, la decisione dipende dal profilo del giocatore: i high‑roller e gli strategisti trarranno più beneficio dal desktop, mentre i casual e i nomadi troveranno nel mobile la chiave per partecipare a più tornei senza sacrificare la comodità. Qualunque sia la tua scelta, ricorda di consultare risorse affidabili come Recover Europe per mantenere il gioco responsabile e goderti al meglio le promozioni offerte dai casinò. Buona fortuna e che le tue quote alte ti portino grandi vincite!

La mer au loin de Saïd Hamich Benlarbi (2)

L’exil d’un jeune homme du Maroc à Marseille, ou l’adaptation par le sentiment.

Le réalisateur annonce d’emblée le projet de son film : montrer le triptyque: exil, raï, mélodrame. Le mélodrame vécu par le personnage principal du film » Nour » est ressenti par le biais des émotions. Ce choix de S. Hamich tient au fait que l’inspiration film est principalement littéraire avec  » L’éducation sentimentale » de Gustave Flaubert dont le sous-titre est  » Histoire d’un jeune homme ».

Nour qui arrive très jeune à Marseille doit tout découvrir, quelle vie peut-il mener ? Au départ, il rejoint la communauté de jeunes maghrébins, la plupart clandestins, qui vivent de petits larcins, qui jouent au chat et à la souris avec la police. Ils vivent ensemble de façon précaire mais font beaucoup la fête, dansent et chantent au son du raï.

Nour s’adapte bien à cette nouvelle vie, sort avec une copine française, boit, danse, vend des montres volées à la sauvette sur le trottoir, et son visage semble refléter une certaine insouciance si ce n’est du bonheur.

Tout se détraque avec l’arrivée ( brutale ) de la police dans la pièce où vivent entassés la bande de copains/copines, la saisie des passeports et le face à face douloureux et surprenant avec un commissaire de police atypique..

Le mariage de l’un des piliers du groupe ( Khaled) accélère l’éclatement et l’individualisation de ces jeunes, qui ne peuvent plus compter que sur eux-mêmes pour vivre.

Nour se retrouve à la rue, désespéré, clochardisé, selon les mots qu’il crie au téléphone à sa mère. Pas de travail, pas de papiers, pas de toit.. La dure condition d’exilé s’abat sur Nour, alors qu’il déambule dans les rues de Marseille sous une pluie battante, la tête baissée trimbalant son baluchon. Les gros plans sur son visage montrent sa détresse, sa solitude.

Alors qu’il s’est blessé et gît à terre inconscient dans la rue, il se réveille dans un canapé et une pièce inconnue. Le film ouvre alors un nouveau chapitre et une nouvelle ère pour Nour, faits de surprises, de questions complexes.

Noémie chez qui il se trouve, annonce la venue de son mari, lequel ô surprise s’avère être le commissaire de police qui l’a interrogé à deux reprises après son arrestation , celui là même, qui a brûlé son passeport ( rendant son-retour au Maroc impossible ) et lui prodiguant après une claque, des caresses non ambigües.

La rencontre de ce couple scelle une vie nouvelle pour Nour. Il trouve un toit, de l’amitié , une complicité et surtout une autre manière de vivre ( notamment la sexualité) qui le fait réfléchir tout en l’éloignant de sa matrice culturelle d’origine.

Comment aimer ? La suite du film où les trois personnages principaux ; Nour, Noémier et Serge, traversent leur vie ensemble est celle où l’éducation par le sentiment est à l’oeuvre. Même si cette traversée de milieux inconnus de Nour ( des bars trans où Serge lui a trouvé une chambre, des lieux échangistes ) le trouble.

Son attachement à ce couple croît, lui procure une sécurité jusqu’alors introuvable. Noémie et Serge sont très respectueux de l’identité, de la personne de Nour  » dommage dit Serge  » au moment où Nour refuse ses avances, ils font montre de beaucoup d’humanité et de solidarité en l’accompagnant dans cette traversée d’un nouveau monde sentiments et de valeurs.

Nouveau tournant, la maladie puis la mort de Serge ( du sida des années 90, dont on voit les premiers signes avec cette toux au commissariat ). Noémie et Nour qui l’accompagnent, sont bouleversés et font front commun face à la douleur.

Le monologue de Noémie lors de l’enterrement de Serge, est un magnifique cri d’amour à cet homme, qui lui a appris la liberté, la sienne et celle des autres. Il faut qu’elle vive dans le chemin qu’il lui a tracé, pour son fils, et pour Nour dont elle est tombée amoureuse.

Cette nouvelle vie, apporte à Nour ce qu’il a ardemment souhaité, une épouse Noémie et à, terme, la nationalité française, l’amour bien qu’il avoue ne pas savoir ce que c’est, et aussi la douleur d’un impossible retour à sa terre natale.

Les scènes du retour au Maroc sont poignantes, avec cette mère sans doute aimante mais prisonnière de sa tradition familiale et qui ne peut accepter une épouse chrétienne, plus âgée que son fils et de surcroît mère d’un enfant.

Poignante cette scène où Nour rencontre Hanane, son amie, rejetée par son entourage et le village car devenue mère célibataire il y a onze ans, et considérée comme une prostituée. C’est le coeur brisé, que Nour quitte cette femme qu’il a aimée et sa propre fille qu’il vient de découvrir et qu’il ne reverra sans doute jamais.

La page de l’exil et de l’apprentissage des sentiments est tournée. Tout n’est pas parfait, Nour a un métier ( menuisier comme son père ) une femme et un fils adoptif une famille qui est sienne et il ne sera pas seul comme son ami Houcine.

Les derniers plans du film, montrent Nour qui revient de voir Houcine, alors qu’une fête bat son plein, où il retrouve tous les amis du couple qui chantent et dansent, Nour s’approche de Noémie et son visage a changé, il est celui du bonheur choisi.

Françoise

La Zone d’Intérêt de Jonathan Glazer (3)

 » Le nazisme est un mal qui donne à penser »

 » La zone d’intérêt est un film exemplaire pour la réflexion historique ».

Yohann Chapoutot, historien spécialiste d’histoire contemporaine du nazisme et de l’Allemagne.

Dans un premier temps, le film ne m’a pas laissé une grande impression, avec ses grands écrans noir puis rouge, j’ai pensé à un esthétisme peut être déplacé ?

Mais peu à peu le malaise s’est installé, ainsi qu’une grande concentration sur les images et davantage les sons.

Au final, j’ai ressenti ce film comme éprouvant, difficile, m’enfermant dans cette condition humaine de spectatrice, désirant comprendre le pourquoi du film.

Je crois qu’il ne s’agit pas seulement de décrire un bourreau nazi, quoique peu ordinaire vu sa place dans la hiérarchie, mais aussi de nous faire réfléchir sur nous, aujourd’hui, à ce que nous comprenons et supportons de l’histoire présente.

La fin du film qui nous ramène au Musée D’Auschwitz, nous rappelle le  » devoir de mémoire » et ce que l’on peut penser 80 ans après la destruction des Juifs d’Europe.

Ce film sert à nous poser des questions.

Rudolf Höss est-il un monstre ? un assassin ? un raté de l’humanité ?

Le film répond , qu’il est un être humain masculin de 42 ans, père aimant de cinq enfants ( un peu moins aimant de sa femme et réciproquement ) qu’il joue avec ses enfants, fait du sport avec eux ( cheval, baignade) qu’il aime les animaux, chien mais surtout cheval ( cf sa jument qui est aussi son moyen de transport pour le travail, à laquelle il fait une déclaration d’amour  » je t’aime » et des bisous avant de quitter le camp d’Auschwitz !!) scène qui en dit long sur le commandant Höss.

A la toute fin du film, alors que la réunion des officiers nazis, est terminée et que le sort des centaines de milliers de Juifs hongrois ( plus de 400.000) vient d’être réglé ( ils seront exterminés entre mai et juillet 1944) H¨oss, solitaire descend un escalier et semble pris d’une envie de vomir. Sursaut d’une conscience, d’une petite parcelle d’humanité ??

Mais le film montre que ce même homme est aussi un horrible tortionnaire officier de la SS ( Obersturbannführer) le commandant du centre de mise à mort d’Auschwitz. Et que cet homme qui avait dirigé plusieurs camps de concentration, a tout fait pour perfectionner la machine de mort du camp, sans état d’âme ( il assistait à l’arrivée des déportés, à l’atroce spectacle des fours crématoires, et tuait lui même des prisonniers). Il avait donc une pleine conscience des actes qu’il commettait et des ordres de mises à mort.

Ce parfait officier SS désire appliquer les ordres de ses chefs surtout d’Himmler, Reichsführer, dont il fait une sorte d’idole.

On peut penser que cet homme est le  » produit » du système nazi au sens global.

Après une enfance et adolescence difficiles et sans amour , il se précipite dans sa nouvelle famille SS qui le construit.

Ici, on ne peut s’empêcher de penser au film  » Le ruban blanc » de M. Haneke.

Le père de Höss qui le voulait croyant et prêtre a échoué et a entraîné son adhésion à l’ idéologie nazie, qui régnait dans toute la société allemande jusqu’à la fin de sa vie ( cf ses  » Mémoires ») il parle de la  » juiverie » et est convaincu qu’il faut faire disparaître tous les ennemis du Reich ( Juifs, résistants, handicapés..) pour que l’homme nouveau qui régnera Mille ans puisse naître.

Il n’y a pas de place pour le doute, l’esprit critique dans ce système, ce qui compte ce sont les actes ( construire le camp, tuer les déportés, dominer l’Europe ). Il ne peut pas penser ses actes autrement que par sa construction mentale nazie.

La force du film, c’est qu’il décrit Höss, comme un cadre de haut niveau dans un système économique rationnel et performant, puissance économique de l’Allemagne, avec une industrie chimique ( Bayer) à l’oeuvre pour donner la mort depuis la première guerre. Le film cite les noms des principaux trusts industriels impliqués dans la Shoah, lors de la réunion des officiers.

Les historiens ont démontré que le crime de masse a été possible grâce à une industrie basée sur des méthodes d’organisation et de logistique, lesquelles ont permis la faisabilité de ce projet insensé. Le système nazi utilise les méthodes de management mises au point par la République de Weimar ( théorie et pratiques).

C’est donc tout ce système qui permet la création de ce genre d’assassin et J. Glazer veut nous dire que d’autres systèmes après 1945 ont produit d’autre bourreau/assassin.

Il y a la responsabilité de l’individu mais aussi celle de la société dans laquelle on vit l’individu.

Le film nous parle de la destruction des Juifs il y a 80 ans et nous dit à voix basse aujourd’hui que pensons -nous et que faisons-nous ???

Françoise

Promenade à Cracovie de Mateusz Kudla, Anna Kokoszka-Romer

Titre original : Polanski, Horowitz, Hometown

En Angleterre le film est sorti sous le titre : The wizards from the ghetto.

Ce documentaire est sorti le 5 juillet 2023 en France mais il a été boycotté avant même d’être vu. Les exploitants de salles ayant invoqué (pour une minorité) la peur des manifestations contre Polanski, beaucoup ont préféré se réfugier derrière l’argument de la faiblesse supposée du documentaire (Polanski lui-même à un moment se retournant vers les cameramen en leur reprochant de ne pas les filmer correctement).

Ce film n’est donc sorti que dans une minorité de salles, et n’a cumulé qu’une dizaine de milliers de spectateurs depuis juillet.

Ce qui est vraiment paradoxal, dans la mesure où les institutions politiques, et éducatives insistent sur la nécessité du devoir de mémoire. Alors que les survivants de la Shoah disparaissent, la censure fait, que peu de personnes peuvent écouter les souvenirs d’enfance de deux victimes de cette période aujourd’hui octogénaires qui sont deux témoins survivants, artistes et connus mondialement.

La genèse du film :

Ce sont deux jeunes réalisateurs polonais (Mateusz Kudla et Anna Kokoszka-Romer) qui sont à l’origine du film, et non pas le cinéaste.

Polanski, toujours poursuivi depuis 1977 pour l’affaire du viol sur mineure, et donc susceptible d’être extradé de nombreux pays (alors qu’il a fait de la prison, et que la victime a pardonné et demandé l’arrêt des procédures aux Etats-unis) se trouvait à Cracovie en 2015 pour venir témoigner dans le cadre d’une demande d’extradition déposée en Pologne, et il déambulait dans les rues de Cracovie où il n’avait pas remis les pieds depuis son enfance.

Au même moment un jeune cinéaste polonais, Mateusz Kudla, qui voulait réaliser un film sur Polanski, rencontre son avocat. C’est ce dernier qui souffle l’idée d’un film reposant sur l’utilisation des décors de la ville de Cracovie et la recherche des lieux de son enfance. Il réalise ce travail avec une autre cinéaste, Anna Kokosszka-Romer.

Polanski a donné son accord à condition de pouvoir associer à ses déambulations son ami du ghetto et de toujours, Ryszard Horowitz, célèbre photographe, qui lui aussi revient pour la première fois à Cracovie.

Il ne s’agit donc pas d’une biographie, mais de recherches sur les traces de vie de deux enfants juifs, qui se trouvent à partir de 1939 (occupation d’une partie de la Pologne par les Allemands) aux prises avec la politique antisémite nazie et qui découvrent l’horreur du ghetto de Cracovie et des camps d’extermination.

Pour préparer le film et découvrir les lieux (appartements, synagogues, tombes) les deux jeunes réalisateurs enquêtent pendant deux ans et aboutissent à de vraies découvertes : les anciens appartements où Horowitz et Polanski vivaient, la campagne où Roman à vécu caché chez des paysans.

Le film raconte cette expérience horrible de la guerre et de la chasse aux juifs qui vont les marquer à vie.

La mère et la grand-mère Polanski seront assassinées à Auschwitz, le père sera déporté à Mauthausen et c’est lui qui permet au jeune Romek de s’échapper du ghetto et de survivre. Son fils ne le reverra qu’à l’âge de 10 ans (belle scène quand revenant dans l’appartement, Polanski s’assied à la place qu’il occupait après la guerre face à son père). Quant à Horowitz, sa famille a survécu grâce à Schindler mais n’a pu empêcher la déportation du petit Richard, qui montre son numéro de matricule à son ami.

Le documentaire fait aussi allusion, par le souvenir de Roman Polanski de la poursuite des pogroms après la guerre en 1945 et 1946 (il raconte qu’il a aidé une personne à se cacher dans le grenier de son appartement). La Pologne fait alors partie du bloc de l’Est, est soumise au régime communiste et à l’URSS.

Un film sur la mémoire de la Shoah, à Cracovie :

Ce documentaire montre l’indéfectible amitié qui lie les deux hommes, leur complicité et les souvenirs qui les unissent.

On voit la ville de Cracovie, en noir et blanc, photos tirées d’archives pendant la guerre, avec le quartier juif (Casimir) puis des images de la persécution des juifs après 1939, la population affamée et martyrisée.

Des images en couleur accompagnent la déambulation des deux amis, aujourd’hui dans une ville rajeunie qu’ils ne reconnaissent pas toujours mais qu’ils adoptent, en partageant un repas pris sur la place principale, une bière (qui leur est offerte) et des saucisses grillées, après avoir devisé avec des Polonais et des touristes, tout en faisant la queue (comme au temps des communistes !).

Un humour constant :

D’entrée le film est marqué par un regard joyeux sur nos deux octogénaires (au moment du tournage Polanski a 88 ans et Horowitz 83) et la scène dans le taxi qui les conduit de l’aéroport à la ville, où Polanski enlève les poils du nez de son ami est emblématique de l’humour assez permanent qui se dégage de leur rencontre.

La scène où le cinéaste décrit, face à la tombe de son père, l’enterrement de ce dernier sur le mode comique où les deux protagonistes rient aux éclats, montre aussi la rage de vie de ces deux-là et leur volonté, non pas d’oublier mais de résister et de vivre.

On a vraiment du mal à imaginer, leur âge, et toutes les épreuves qu’ils ont traversées lors de leur enfance, qu’ils racontent, alors que la caméra les montre alertes, vifs, et plein d’énergie.

En tant que juifs leur famille a été arrêtées et emprisonnées dans le ghetto, où ils étaient victimes de violences, de la faim et de la peur en permanence.

Polanski, se souvient d’un garçon, voisin, un peu plus vieux que lui, qui a été arrêté. Autre image atroce, celle d’une vieille femme, qui victime d’une marche forcée, n’en peut plus et est abattue par une balle dans le dos, dont le sang jaillit tel un geyser.

La mémoire du cinéaste qui se souvient des différents lieux de vie et d’enfermement est fabuleuse et doit pouvoir être utile aux historiens.

De même lorsqu’il retrouve le petit-fils de la famille paysanne pauvre, qui l’a caché jusqu’à la fin de la guerre. Un grand moment d’émotion, quand celle-ci le submerge alors il se tait et la caméra arrête de filmer.

Horowitz, regrette la visite de l’ancien appartement familial donnant sur la place du marché, transformé au point de pouvoir effacer les souvenirs de l’époque.

Le documentaire travaille beaucoup sur ce qu’est la mémoire, sa fidélité et sa résistance au réel retrouvé mais tellement changé.

Film traversé de profondes émotions, d’images horribles et de joyeuses déambulations, de regards inoubliables et de lieux qui témoignent d’une histoire abominable.

Mais le temps efface et transforme les lieux de mémoire, Cracovie, ville devenue le lieu du tourisme de masse (Disneyland pour le réalisateur du « Pianiste ») ne protège plus la mémoire des massacres qui nous est restituée par les corps et les paroles de deux vieillards qui rendent ce film si beau et si nécessaire.

Françoise

Le nom des gens – Michel Leclerc-Prades 2023

Une cuvée très drôle, comique et humaniste. (Ça fait du bien !)

 » Le nom des gens » est sorti en novembre 2010 et beaucoup d’entre nous en avait de bons souvenirs mais lointains. Le revoir fut un vrai délice et une franche rigolade mais pas que.

Il s’agit du second long-métrage du couple Baya Kasmi et Michel Leclerc, les scénarios étant écrits à quatre mains et en général, leur vraie vie est à la source de leurs histoires filmées.

Leurs films sont ouvertement politiques et de gauche. Pour eux  » l’objectivité c’est la conscience du parti pris », d’où la présence de Lionel Jospin, ancien Premier ministre socialiste qui joue dans le film et prononce ses propres paroles tandis que la France est dirigée par Jacques Chirac (à l’époque la droite c’est l’UMP). Cette apparition de Jospin (justifiée par le fait que le personnage masculin, Arthur Martin interprété par Jacques Gamblin est fan de Jospin et c’est son cadeau d’anniversaire). Séquence surprenante et très drôle qui vaudra à L. Jospin de fouler le tapis rouge de Cannes.

C’est l’histoire d’une jeune femme, la trentaine, extravertie, interprétée par l’extraordinaire Sara Forestier (M. Leclerc nous expliquera que le rôle avait été proposé à Leila Bekhti et Maïwenn, qui avaient refusé car il y avait des scènes à poil). Elle s’appelle Bahia Benmahmoud et tout le monde pense qu’elle est brésilienne alors qu’en fait sa mère est une bobo française et son père un immigré algérien. Lui, c’est Arthur Martin comme l’électroménager, superbement interprété par Jacques Gamblin et dont le père dans le film est l’acteur Jacques Boudet (reconnu grâce à ses rôles chez Guédiguian).

Elle est vraiment de gauche et pense que  » tous les mecs de droite sont des fachos » alors pour que la gauche l’emporte elle décide de coucher avec le maximum de mecs de droite pour les convertir aux idées de gauche. Et c’est là que sa route croise celle d’Arthur Martin. Elle pense qu’il est de droite, en fait il est vaguement d’origine juive, partisan acharné du principe de précaution (c’est un scientifique spécialiste de la grippe aviaire) et politiquement il aime Jospin…

Une comédie politique, qui fonctionne aussi bien dix ans après. Oui car ce n’est pas un film militant mais avec un humour constant, une belle histoire d’amour, un rythme effréné, des acteurs au top dont la formidable Sara Forestier qui en 2011 décrochera le César de la meilleure actrice. Sous des dehors un peu foufous et un foisonnement de scènes se révèle des sujets graves ; l’identité, l’histoire familiale et celle de la France, la colonisation, le communautarisme, l’intégrisme religieux, la laïcité.

Les références cinématographiques de M. Leclerc sont ici celles de Woody Allen et de R. Guédiguian. L’image incorpore le « 8 mm » et le « 16 mm » sur la vidéo HD, tandis que la musique originale mêle le romantisme aux rythmes orientaux, toujours le mélange. Mélange des espaces, des temps, des idées.

Le couple improbable du film ressemble finalement à tous les couples français et le film se termine par une naissance et l’élection de N. Sarkozy. Le bébé crie tandis que M. Mathieu braille La Marseillaise… Arthur et Bahia avec leur bébé se promènent main dans la main, tandis que la voix off pose une question le film :  » de qui nos enfants seront-ils les étrangers ? » Donc l’espoir reste on peut construire un monde pour tous les êtres humains.

Merci à Michel Leclerc pour sa sincérité, son franc-parler, son humanité et son humour indéfectible.

Françoise

Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles- Chantal Akerman

Gestes de l’enfermement d’une femme pendant trois jours ou l’enfermement d’une femme ?

Sur la genèse du film :

Selon Chantal Akerman, voici la genèse du film « Une nuit j’étais dans mon lit en train de somnoler et tout à coup, j’ai vu le film, Juste une serviette-éponge posée sur un lit, des billets déposés dans une soupière… Mais ça a suffit pour que le film m’apparaisse » Elle a eu la vision d’un film unique, inimaginable, immense alors qu’elle a tout juste 25 ans et qui, comme la Maman et la putain de Jean Eustache, va excéder toute son œuvre.

Sur la durée de son film Chantal Akerman dit :

« Vous savez quand la plupart des gens vont au cinéma, le compliment ultime, pour eux, c’est de dire : « On n’a pas vu le temps passer. Avec moi, « tu vois le temps passer », vous sentez aussi que c’est le moment qui mène à la mort. Il y a de ça, je pense. Et c’est pourquoi il y a tant de résistance. J’ai pris trois heures de la vie de quelqu’un ».

Sur son intention :

Raconter ce qui s’est passé pour Jeanne Dielman du mardi 17 heures au jeudi 18 heures de la même semaine. Elle voulait le dédicacer à sa mère mais elle en a repoussé l’idée par pudeur ou autocensure. Elle dit aussi qui si elle n’avait pas connu sa mère elle n’aurait pas fait ce film, qui pourtant n’est pas le portrait de sa mère.

Sur le réalisme ou le non-réalisme du film ?

Chantal Akerman : « Tout le monde pensait que « Jeanne Dielman » était tourné en temps réel, mais le temps est totalement recomposé pour donner l’impression d’un temps réel ».

J’étais là avec Delphine et je lui disais « Quand tu poses les wiener schnitzels comme ça, fais-le plus lentement. Lorsque tu prends le sucre, avance plus rapidement. Quand elle demandait pourquoi ? Je répondais « Fais-le,  et tu verras pourquoi plus tard. Je ne voulais pas la manipuler. Je lui ai montré par la suite et lui ai dit : Tu vois, je ne veux pas que ça ait l’air réel, je ne veux pas que ça ait l’air naturel, mais je veux que les gens ressentent le temps que ça prend, ce qui n’est pas le temps que cela prend vraiment »

« Mais ça, je ne l’ai vu que pendant que Delphine faisait les gestes. Je n’y avais pas pensé avant ».

Certains critiques pensent que le film est anti-réaliste et pour prouver cette thèse opposent deux stratégies à l’oeuvre dans le film :

La première qui consiste à mimer le réalisme par un travail de l’excès ; l’œuvre en fait trop, elle est trop construite trop élaborée pour être crédible « c’est trop beau pour être vrai ».

Montrer le jeu des acteurs avec une actrice très distanciée bien coiffée aux gestes impeccables, répétés, les symétries qui organisent le récit et les images.

La deuxième stratégie est fondée sur le manque ; Le récit s’organise autour d’un point vide, d’une faille, qui polarise le regard et casse le réalisme en défaisant l’apparente continuité narrative.

Dans le film ce qui est montré en temps réel ne s’applique pas de façon uniforme à tous les moments du film. Ce qui est montré est réservé à certaines séquences qui s’articulent à tout ce qui n’est pas montré. (Par exemple, les scènes de prostitution, la porte est fermée). Les fameuses scènes en temps réel – épluchages et vaisselle – ne sont compréhensibles que si on les rapporte à toutes les ellipses du film, d’où provient leur pouvoir de fascination.

Jeanne Dielman est un film de gestes

Chantal Akerman n’est ni une intellectuelle ni une théoricienne, elle travaille avec ses sensations. Elle a fait ce film pour donner une existence cinématographique aux gestes. On observe deux programmes dissociés des gestes dans la journée : Les gestes ménagers, mettre la table, la vaisselle, le nettoyage et celui de la prostitution. Dans une continuité, sans mémoire pour les unifier.

Cela est possible grâce au génie de l’actrice Delphine Seyrig. Elle a une technicité dans son jeu, une perfection inhumaine. Aucun de ses déplacements n’est inutile, aucun de ses gestes superflus. Tous les gestes sont décomposés en micro-gestes. Delphine Seyrig ne met pas la table, elle effectue les dix gestes dont la succession a pour effet que la table soit mise. C’est une mère-machine, une mère-automate avec une dimension robotique. C’est aussi une belle femme bien coiffée, avec un beau port de tête, car les hommes s’imaginent toujours que les femmes qui sont dans leur maison sont laides !

Chantal Akerman ne voulait pas « utiliser » Delphine Seyrig comme une star ( Ce qu’elle était depuis de début des années 60 avec  les films d’Alain Resnais ) mais comme une humble interprète de la femme que Chantal Akerman avait dans la tête c’est à dire d’une femme ordinaire prisonnière de son enfermement.

Sur l’interprétation du film à partir d’éléments biographiques de Chantal Akerman :

Jusqu’à l’âge de 8-9 ans, elle vit avec ses parents et son grand-père qui ne parlait pas français, tous très religieux et qui vivent comme en Europe de l’Est avec des rituels juifs.

Elle dit que les rituels du film remplaçaient le rituel juif où chaque geste de la journée est ritualisé. Les gestes sont restés qui apportent une sorte de paix qui chasse l’angoisse.

Mais c’est d’abord une Histoire de femme à cause de sa mère adorée et parce qu’elle a vécu toute sa jeunesse avec les trois tantes de sa mère et les trois sœurs de son père (Père avec lequel elle ne s’entendait pas ne l’a revu que quelques années avant sa mort).

Sur la bande-son

Les ingénieurs du son ont fait un second tournage uniquement sonore en reproduisant et en enregistrant chaque son de façon isolée ; les portes qui grincent, l’interrupteur, le bruit de la vaisselle. Au mixage cela donne un niveau sonore plus élevé que d’habitude accentuant l’hyperréalisme du film.

De la même façon que l’image rendait visible des gestes invisibles du quotidien, la bande-son devait rendre audible des sons qu’on n’entend pas d’habitude.

Un film féministe ?

Selon le Monde à la sortie du film en 1976 :  » Premier chef-d’œuvre au féminin de l’Histoire du cinéma ». Pour la première fois 80 % de l’équipe technique est féminine, y compris pour le chef opérateur et pour le montage réservés d’habitude aux hommes.

La femme est au centre du film et dénonce l’aliénation dont sont victimes toutes les femmes de la part de la société et des hommes qui la dirigent.

Mais ce n’est pas un film militant. Jeanne Dielman n’est pas un moyen c’est une fin, ce film ne sert aucune cause. Il sert son existence propre, elle est cinématographique.

Françoise

Sous les Figues-Erige SEHIRI

PORTRAIT DE JEUNES FILLES EN LIBERTÉ

Film de Erige SEHIRI, tourné pendant l’été, en 2020 et 2021, dans le nord-ouest de la Tunisie. Il s’agit de son premier long-métrage de fiction, après un premier long documentaire « La voie normale » réalisé en 2018 sur les cheminots tunisiens.

L’universalité du désir d’émancipation des jeunes femmes.

Le film très sensible et fin, combat nombre de clichés sur la mentalité des jeunes filles vivant dans des régions reculées, pauvres et rurales. Ici les environs de Kesra, située à 170 km de Tunis, connue intimement par la réalisatrice puisque c’est la région natale de sa famille.

Alors qu’avec notre mentalité occidentale, nous pouvons imaginer les jeunes salariées agricoles, non qualifiées et précaires, comme vivant dans la dépendance de la tradition, Érige Sehiri, nous montre au contraire, des jeunes modernes et connectées (elles font des selfies, échangent sur Facebook, Instagram et Whatsapp).

De nombreux plans du film, mettent en scène ces jeunes (garçons ou filles consultant leur portable). Les réseaux sociaux ne sont pas l’apanage des pays dits développés et la modernité mondialisée souffle des idées nouvelles sur ces jeunes générations.

Ce qui permet de mettre en valeur la fracture générationnelle, entre le groupe des femmes plus âgées (dont Leila) et les jeunes. Le choix ayant été fait de ne pas montrer les générations intermédiaires.

Déjà la division du travail agricole (entre les jeunes garçons et filles qui cueillent les figues) et les plus âgées, assises, qui les calibrent et les rangent délicatement dans les cagettes, accentue, l’écart entre ces femmes.

Alors que les conversations des jeunes filles (si belles.) entre elles ou avec les garçons (Abdou ou Firas) portent surtout sur les relations amoureuses, les expériences passées ou présentes et même sur les relations sexuelles (discussion entre Firars et le patron) les femmes âgées se plaignent des maux de leur corps, de leur passé amoureux douloureux et de l’impossibilité qu’elles ont eus de choisir et de vivre leur amour (sublime chanson nostalgique de Leila).

La modernité de Fidé, Melek, Sana et d’autres éclate par leur liberté de ton , entre elles, vis-à-vis des garçons avec qui elles travaillent et surtout avec leur patron.

Lors de la scène de la paye où ce dernier distribue ses dinars avec une parcimonie thénardienne, les femmes osent critiquer et réclamer leur dû avec véhémence voir violence.

Leila qui fait remarquer sa fidélité à la famille du patron, la qualité de son travail et surtout sa surveillance et dénonciation des chapardeurs ou feignants (bel héritage de la dictature).

Melek dont le chef veut acheter le silence, après l’avoir agressée, par un royal billet de 20 dinars, qu’elle refuse en le traitant de « connard ».

Plus généralement ces jeunes tunisiennes savent dire NON aux avances des hommes et ont appris à refuser, ce qui est un espoir énorme.

Le port du voile ou du foulard qui est diversement montré dans le film est un autre indice de cette modernité. Beaucoup portent le hidjab, mais aussi le foulard, de façon décontractée comme Fidé dont le foulard laisse voir la chevelure, et qui tombe régulièrement sur ses épaules, jusqu’à disparaître dans la scène finale du retour dans le camion où les cheveux de Melek et de Fidé flottent au vent, beau symbole de liberté.

Les traditions subsistent ainsi que les crises politique et économique.

La révolution de 2011, a apporté beaucoup d’espoir et de changement au niveau des mentalités, et des prises de conscience mais l’Histoire depuis a reculé, les difficultés économiques persistent.

Ces travailleurs saisonniers, payés une misère, travaillant 10 heures par jour, sans contrat de travail, sans Sécurité sociale, soumis au bon vouloir du patron qui peut les renvoyer du jour au lendemain et qui vivent dans une grande précarité (voir la scène où Abdou orphelin demande sa paie du jour).

Si le film a été tourné dans un verger sous les feuilles, donnant l’impression d’un huis clos c’est pour souligner l’enfermement de ces jeunes dans un système, un pays où la nature est prodigue mais pas le contexte politico-économique qui leur laisse peu de marges.

Et dont le travail peut présenter des dangers. Dans les transports quotidiens avec de vieilles camionnettes qui sont de vraies bétaillères, difficiles d’accès pour les femmes âgées, où sont ballottés les travailleurs. Sans parler des accidents fréquents (vu l’état des routes) qui font des morts et de nombreux blessés.

Persistance du patriarcat et des mentalités machistes chez certains hommes, dont Melek est victime dans le verger lorsque le patron l’agresse.

Il y aurait dans le milieu agricole de nombreuses agressions sexuelles et même viols, que la réalisatrice a refusé de trop montrer pour ne pas diaboliser les hommes qui dit-elle sont aussi les victimes du système, des traditions.

Au-delà de ces remarques générales nous retiendrons, la joie, la beauté de ces visages filmés en plans serrés, cette sensualité qui se dégage des corps, des gestes graciles qui cueillent ces fruits gorgés de sucre, cette sororité lors des échanges , du repas partagé, des regards, des corps qui se touchent, se frôlent, se parlent.

Et ces scènes finales si belles, avec le maquillage des saisonnières agricoles qui se muent en jolies jeunes filles souriantes, vers leur vie et qui chantent toutes ensemble lors du soleil, couchant. L’avenir est devant elles et il peut être beau.

Erige, nous attendons avec impatience votre deuxième film…

Françoise

Municipale- Thomas Paulot…

Week-End Jeunes Réalisateurs 26 et 27 mars 2022 
7 films, 7 mondes 

MUNICIPALE : Quand la fiction est fracassée par le réel.

Les réalisateurs scénaristes sont trois amis depuis le lycée ; Thomas Paulot, Ferdinand Flame et Milan Alfonsi. Le déclic est venu pour ces trois amis, lors des élections présidentielles . Il s’agit donc d’un travail collectif, dont l’écriture a commencé en 2018 lorsque Thomas Paulot a terminé ses études d’Art dans des écoles en Suisse. Au départ, il voulait tourner un film dans le village de son grand-père ( comme Sylvain Desclous pour  » La campagne de France » tourné à Preuilly -sur-Claise ) localisé dans les Ardennes . Mais le village ne comptant que 60 âmes, l’échantillon était trop restreint c’est là que Revin ( cité ex- industrielle ) 7.000 habitants s’est imposée.

L’idée clé de départ se résume en une phrase, tel un mantra :  » Se servir de la fiction pour générer un documentaire ». A partir de là, ils découvrent une littérature liée au municipalisme, à l’autogestion et à la crise du système représentatif. Concrètement, l’idée du film ( originale ) mais risquée, réside dans l’engagement d’un acteur professionnel ici Laurent Papot ( donc fictionnel et engagé par un contrat de travail comme il le répète à plusieurs reprises ) pour monter une liste composée de vrais citoyens de Revin, à laquelle il se présente comme tête de liste pour être élu maire. Mais il l’affirme, s’il est élu, comme il est acteur et non homme politique il démissionnera pour laisser la place aux citoyens de Revin ( idée de mise en pratique de l’autogestion ).

Pendant presque un an les trois réalisateurs ont sillonné les rues de Revin cherchant à développer des liens avec les habitants et leur expliquant leur projet de film et de politique . Il s’agit d’un projet de cinéma expérimental, qui rapidement est mis à mal par la confrontation au réel.

Le film débute par l’arrivée de l’acteur/ futur maire dans le scénario, Laurent Papot, sous la pluie et le froid, dans ces beaux paysages de forêts ardennaises traversées par les méandres de la Meuse ( mais si , mais si c’est beau ! ). Assez rapidement s’installe un des rares dispositifs du film qui marchera ; le local de campagne, lieu neutre de rencontres entre les Revinois et l’acteur et les techniciens ( la décision a été prise par les réalisateurs de ne jamais montrer le matériel, caméra, perche)

Mais les lignes sont brouillées entre le vrai et le faux, et le spectateur se retrouve inévitablement en proie au doute tout comme les habitants de Revin, quant à la sincérité du candidat, dont le programme électoral réside dans l’unique idée de donner la direction de la ville aux habitants. Le candidat /acteur, Laurent Papot, lui-même est dérouté et le film s’éloigne de plus en plus du scénario d’origine. L’hypothèse de départ est sans cesse bousculée et beaucoup de Revinois ont lâché l’affaire assez vite, la campagne tournant sur les problèmes de représentativité plus que sur les contenus politiques. Un groupe (d’hommes surtout ) croit au projet, comme Karim, ce sont des syndicalistes, militants de gauche, déçus et intéressés par l’idée de réinventer le politique;

L’acteur lui-même doit rectifier le tir, surtout après l’échec de la formation de la liste, il apparaît déçu, fatigué mais a su faire de ses difficultés des idées de mises en scène et de relance du film. Le réel pourtant s’invite de manière à la fois politique et cinématographique, avec la scène tournée dans la fonderie, les paroles de la jeune Jenifer, qui crie son désespoir devant l’inaction du politique ou l’intervention du leader des gilets jaunes.

Le réalisateur explique que dans son film il n’est pas question de vrai ou faux mais de croyance. Croyance à la fiction, au cinéma et à la politique. Ce film a produit beaucoup de fiction mais n’a pas eu d’action sur le réel ( quelques amitiés entre l’équipe du film et des militants tels Karim). Le film est devenu davantage un documentaire sur un comédien en train de jouer..

D’où un très long travail de montage, d’août 2020 à mars 2021, il y avait 200 heures de rush et 900 heures de déruschage ont été nécessaires !

Au final, le projet ayant été conçu par des cinéastes urbains et parisiens, le résultat n’est pas étonnant mais Revinois et cinéastes s’accordent pour reconnaître qu’il faut refonder notre vie démocratique.

Françoise

La campagne de France-Sylvain Desclous

Week-End Jeunes Réalisateurs 26 et 27 mars 2022 
7 films, 7 mondes 

En passant par la Touraine, les Ardennnes …et le politique.

La Campagne de France de Sylvain Desclous, un film plus poétique que politique, burlesque et humaniste.

Il s’agit du deuxième long métrage de Sylvain Desclous, qui a déjà posé plusieurs fois sa caméra dans le village de ses ancêtres et où il a passé ses vacances. Preuilly-sur-Claise, commune rurale de mille habitants, située au sud de la Touraine, loin de l’attraction des villes.

Fin 2019, le réalisateur qui sillonne le village depuis des mois, pense tenir son sujet, avec l’approche des élections municipales.

S’il nous fait vivre la campagne électorale avec ses grands classiques : distribution de tracts, réunions, discussions, il dresse surtout le portrait de son village et de certains habitants.

Jacky ( déjà figure de précédents films de l’auteur ) apparaît au début du film, fracassé par une vie dure et arrosée, mais s’exprimant avec sagesse :  » Je ne vote pas toujours pour celui qui passe, mais je vote toujours bien « !.

Mais l’image et le son priorisent le couple de la troisième liste formé par Mathieu et Guy . Mathieu 38 ans, est revenu vivre au village depuis deux ans dans la maison familiale. C’est un normalien, consultant en intelligence artificielle. Il a des atouts, il défend sa vision et ses idées au travers de sa liste :  » Vivre et agir pour Preuilly » sans étiquette politique même s’il dit en aparté qu’il est  » plus gilet jaune que macroniste ».

Ses parents sont du village-, le père malade ( émouvantes scènes entre lui et son fils à l’EPADH ) est l’ancien photographe du village et sa mère était la directrice d’école. Il nous apparaît sympathique avec ses longs cheveux flottant au gré de sa démarche un peu hésitante, et son manteau un peu large, sa voix douce et sa tranquille détermination.

Il est tout neuf en politique, il y croît, et nous embarque dans le rêve du futur habitant de Preuilly, qui télétravaille, trouve des places à l’école pour ses gamins, se nourrit de produits sains ( voire bio ) en circuit court, tels ces beaux fromages de chèvre à 4 euros , alors qu’à Paris les mêmes valent 12 euros, sans parler des champignons qui tendent leurs pieds aux cueilleurs. Son vrai problème c’est que les gens de Preuilly ne le connaissent pas ( il a quitté le village depuis le CM2 ).

D’où son colistier Guy 74 ans, un natif de Preuilly, grande gueule et plutôt de gauche qui rêve de politique et de mairie, tout étant le mal aimé du village. Le réalisateur le connaît depuis toujours et pense qu’il sera un bon acteur devant la caméra. Personnage attachant, bon vivant, parlant fort, jouant du cor, dansant , roulant dans un coupé Mercedes, bref une figure locale et une vraie figure de cinéma.

Et c’est dans le portrait de ce couple que Sylvain Desclous tient son film. Avec un mélange de relation père/fils, maître et disciple ( toutes ces discussions chez Guy ). Il y a beaucoup de tendresse dans ces visages, ces regards, et dans les larmes versées à la fin par Guy qui en font un beau moment de cinéma.

On peut se souvenir aussi de l’humour, ( lorsque les électeurs pressent un candidat de parler de son programme et que ce dernier ( Patrick ) leur renvoie la question, ce sont aux électeurs de proposer des idées ) ou la scène improbable avec le journaliste,

Mais il n’y a jamais de moquerie ou d’ironie, mais de l’empathie. Le cinéaste parle de son village en le filmant avec amour et lucidité, il restitue un petit morceau d’histoire et un beau regard sur les hommes de ce village.

Françoise